martedì 18 giugno 2013

L'anello del lago del Brugneto



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Partenza e arrivo: Bavastri (Ge) (mt. 883)
Tappe intermedie: Costa di Paglia, bivio Garaventa, Diga del Brugneto, Retezzo, Fontanasse, bivio Caffarena, Albora
Lunghezza percorso: 15,99 km
Tempo di percorrenza: 5 h. circa
Dislivello complessivo:648,78 mt.
Segnavia: segnalazioni gialle Parco Antola "Sentiero Brugneto"




Il sentiero del lago del Brugneto non era nei miei programmi, o almeno non adesso. Però chi mi conosce, sa che saranno almeno dieci anni che ne parlo, quindi era destino che prima o poi ci sarei finito. L'idea era venuta a Francesca, che in occasione dell'escursione all'Antola mi aveva detto che le sarebbe piaciuto fare un giro al lago e così avevo rispolverato i vecchi appunti con le indicazioni dell'itinerario da seguire. Poi Francesca non è venuta, ma questo poco importa perché io ormai avevo già deciso che ci sarei andato.
Il lago del Brugneto è un lago artificiale, creato nel 1959 dall'AMGA (Azienda Municipalizzata Gas e Acqua di Genova) a seguito del crescente fabbisogno idrico della città di Genova, creato sbarrando l'omonimo torrente Brugneto attraverso la costruzione di una imponente diga. Oggi il lago costituisce la più importante riserva idrica della città di Genova e, in parte, anche di Piacenza: lungo circa 3 km e largo 200 mt., contiene 25 milioni di metri cubi d'acqua.
Dove ora sorge il lago, vi erano due piccole frazioni: Frinti e Mulini di Brugneto. La leggenda vuole che ancora oggi, durante le secche del lago, si veda il campanile della chiesa di Frinti riemergere dall'acqua del lago e se ne avvertano i rintocchi. Nel 2004, alcuni sommozzatori sfatarono la leggenda immergendosi per un sopralluogo sui fondali e negando la presenza di alcun campanile. Tuttavia, si dice che in occasione delle secche del lago, i detriti delle case di Frinti siano ancora visibili: esse furono fatte implodere e gli abitanti costretti a rifugiarsi nei vicini paesi. (informazioni tratte da http://turismo.provincia.genova.it/pdi/lago-del-brugneto-sentiero-lungolago).
Il sentiero del lago è raggiungibile dai diversi paesini che si trovano sul suo percorso. Io, per ragioni di comodità (si fa per dire..mi sono fatto un'ora e mezza di macchina, per arrivarci!), ho deciso di partire da Bavastri, piccolo paesino dell'alta Val Trebbia. Quindi: svallo dalla Val Curone alla Val Borbera, che percorro sulla SP140, poi deviazione sulla SP147 di Carrega Ligure, che percorro totalmente fino alle Capanne di Carrega. Oltre il confine tra Piemonte e Liguria, si prosegue scendendo dalla Loc. Casa del Romano seguendo le indicazioni per Torriglia. Si attraversano due paesi, Propata e Bavastrelli, e si giunge finalmente - a 58 km da Caldirola - a Bavastri, piccola frazione del Comune di Propata a 883 mt. sul livello del mare. Piccolo particolare: parto da casa con 23 gradi e sole, e da Casa del Romano fino a Propata incontro una nebbia fitta quasi autunnale e il termometro scende a 15 gradi!
Attraverso quasi tutto Bavastri e parcheggio sul lato della strada in corrispondenza del bivio per Albora: da qui c'è un innesto sul sentiero del lago del Brugneto. Percorro 50 mt. sull'asfalto in direzione di Albora, poi trovo sulla destra il cartello giallo del Parco Antola con le indicazioni del percorso. Oltre ai cartelli, comunque ben disposti, per orientarsi è necessario seguire il segnavia con il cerchio giallo tagliato a metà da una riga orizzontale. Ci saranno alcuni punti in cui il sentiero lascia qualche dubbio di interpretazione e mi aiuterò cercando sui tronchi il segnavia per scegliere la corretta direzione.
Inizialmente, il sentiero è piuttosto sporco e l'erba è alta. Ma dopo poco, mi innesto su di uno stretto sentierino che sarà quello che mi accompagnerà per tutto il percorso. La costante di questa escursione, è l'acqua: certo, l'acqua del lago, ma anche l'acqua dei numerosissimi rii e piccoli torrenti che scendono dalle montagne sovrastanti e che vanno a confluire nel lago del Brugneto. Già dalla partenza ne incontro parecchi: alcuni passano sul sentiero e si attraversano a piedi, altri si superano attraverso dei bei ponticelli in legno posizionati lungo il percorso.
Nel primo tratto, il sentiero corre - leggermente più in basso - parallelo alla strada provinciale, lontano dal lago e a un certo punto conduce in mezzo alle case della frazione Costa di Paglia. Da qui, un'indicazione su di un muro ("lago" con una freccia in basso) mi fa immediatamente ritornare giù sul sentierino e questa volta mi farà avvicinare, in maniera più decisa, alle acque del lago, che iniziano a intravedersi tra i rami e i tronchi degli alberi. La vegetazione è ricca, quasi opprimente in alcuni tratti. L'acqua è lì dietro, che riflette il cielo e le foglie.
Dopo una mezz'oretta di cammino, ecco il primo bello scorcio sulle acque del lago. Finalmente, non vedevo l'ora di scattare qualche foto di questo bel panorama. Il cielo è grigio, e un po' di nebbia sta ancora avvolgendo le cime delle montagne più alte, che peccato. Però vedo in lontananza un paesino abbarbicato sulle coste del lago, dovrebbe essere - anzi è - Fontanasse: lo toccherò nella seconda parte del mio percorso. Il sentiero è stretto, davanti a me le impronte dei cinghiali che hanno creato una miriade di sentierini secondari, mentre - in alcuni punti - si costeggia il lago a pochi metri dall'acqua. Sullo sfondo inizia a comparire la grande diga che chiude il lago. L'acqua in alcuni punti è di un verde intensissimo e fotografarla tra i rami delle piante regala degli accostamenti di colori imperdibili.
Lungo il percorso, si incontrano numerose aree di sosta, attrezzate con panche, tavoli e griglie. Peccato solo per i rifiuti e l'immondizia che in diversi punti del tracciato - soprattutto nella prima parte - affiorano dalle acque. Ma non solo, ci sono anche molte staccionate, muretti e ponticelli, tutti particolarmente apprezzabili.
Mano a mano che si procede, superate le deviazioni del sentiero per le località Campo Maiotto e Garaventa, la diga diventa sempre più vicina e la sua vista scompare solo ogni volta che ci si deve addentrare in qualche braccio del lago: sono numerosi e il sentiero li ricalca alla perfezione, uno ad uno. 
Arrivo così in un tratto in cui un cartello mi informa di procedere con prudenza perché il sentiero è pericoloso: numerosi saliscendi, accompagnati da ringhiere di legno, e un rudimentale ponte in legno su di un braccio di lago, mi permettono di arrivare nei pressi dell'ultimo tratto di lago prima della diga. Finalmente incontro qualcuno: una coppia con due grossi cani procede in senso opposto al mio e ci scambiamo un veloce saluto. Poco dopo, un'area di sosta piuttosto tranquilla, composta da 4 tavoli in legno con le panche e ben 3 griglie, mi invita a fermarmi per uno spuntino veloce. Sono le 13,15 e cammino ormai da due ore. Secondo i miei calcoli alla diga dovrebbe mancare veramente poco.
Tolgo lo zaino e mi siedo, via anche la maglietta che è bagnata. Nonostante un po' d'arietta, l'afa attorno al lago si fa sentire. Mangio qualcosa e recupero un po' di liquidi che ho perso, poi rimango fermo ad ascoltare il rumore silenzioso del lago per qualche minuto.
In totale la sosta dura quasi mezz'ora, ma è già il momento di ripartire. Zaino in spalla, supero un'altra area di sosta e dopo poche centinaia di metri, come previsto, sento il rumore delle auto e mi immetto sulla strada asfaltata, nei pressi di una bacheca in legno con indicato il percorso dell'anello del lago.
Proseguo sull'asfalto, passando di fianco ad una fontana dove un anziano signore sta riempiendo le bottiglie di acqua, mentre sul lato opposto, oltre i tronchi dei pini, si vede l'acqua del lago pettinata da una leggera brezza. Poco più avanti, nei pressi di una rotonda, la strada svolta a sinistra e passa sulla imponente diga del Brugneto, sulla quale trova posto anche una madonnina incastonata nel muro.
Imponente non è un modo di dire. Sarà che è la prima volta che cammino su di una diga, ma vi assicuro che il panorama da qui è pazzesco. Guardando verso il lago il panorama è pazzesco perché è bello, regala tranquillità, con l'acqua che si infila tra le montagne ed il sole che finalmente è uscito ad illuminare tutto il paesaggio. Dalla parte opposta il panorama è pazzesco nel senso che c'è uno strapiombo che mi fa ancora tremare le gambe al solo pensiero: la valle scende, sempre più in profondità, ma al posto dell'acqua ci sono solo alberi e il suolo, in fondo, praticamente non si vede. Cammino al centro della strada, per evitare ogni problema e quando scatto le foto dello strapiombo mi assicuro di essere ben saldo. Poi mi scatto una foto con il lago alle spalle, decisamente più rilassato. Sarà la foto ricordo di questa escursione, anche se non è mica finita: c'è ancora metà lago da percorrere per tornare a Bavastri!
Percorro la diga in tutta la sua lunghezza e dalla parte opposta, dopo pochi metri di asfalto e un cartello che mi indica che sono entrato nel Comune di Rondanina, ecco un'altra bacheca in legno posta all'imbocco di uno stretto sentierino: sarà la mia strada del ritorno. Nella prima parte, questo sentiero è particolarmente piacevole: sarà che ora c'è il sole, ma il sentiero si sviluppa in parte a cielo aperto e regala delle splendide vedute sul lago. Si avverte sempre più forte il vociare delle persone, con le urla dei bambini e il profumo della carne alla griglia: in questa zona ci sono diverse aree attrezzate per la sosta e molti sono venuti fino a qui vicino con l'auto per fare un comodo pic-nic. Come dargli torto, io però preferisco camminare, sudare e faticare. Mi fermo spesso a scattare delle foto, da qui, sotto al paesino di Retezzo, la vista è splendida. Alle mie spalle, la diga che ho appena attraversato si fa via via sempre più lontana, proprio mentre il mio sentierino inizia a distaccarsi leggermente dal lago per salire tra gli alberi.
All'improvviso, vedo con la coda dell'occhio qualcosa muoversi in fondo al sentiero, davanti a me: giusto il tempo di capire che si tratta di un piccolo daino e lo vedo, con un balzo, cercare di saltare sul versante della montagna. Non ci riesce però, e rimane così fermo nella sua posizione a fissarmi, con il collo tutto storto, come quando non si vede bene chi si ha di fronte e si cerca di sporgersi per vederlo meglio. Questa sua sosta mi permette di trovare il tempo di scattargli due foto, anche se la distanza non è poca e non saranno venute ottimamente. Il piccolo daino scappa, ma capisco ben presto che non era solo: sulla destra, sul versante della montagna, la madre è ferma dietro ai rami degli alberi a fissarmi. Fotografo anche lei, che suo malgrado è costretta a scappare dalla parte opposta, forse spaventata.
Riparto dopo questo incontro a sorpresa e dopo aver completato la mia salita, vedo dei muri comparire in lontananza. Oddio, la casa che si vede - così grande e vecchia - mi fa pensare per un attimo di essere finito in un altro paese abbandonato, ma ben presto vedo accanto delle altre abitazioni, con i panni stesi e i satelliti sul balcone: sono arrivato a Fontanasse, il paese che questa mattina vedevo in lontananza, tra i rami, arrampicato sulle alture sopra al lago. Non entro in paese, ma passo proprio sotto alle case, tra i maggiociondoli, e riprendo a scendere verso il lago.
Cammino ancora per un tratto costeggiando l'acqua verdissima del lago e vedo i pesci saltare nell'acqua, mentre poco distante, ma sulla riva opposta, un uomo sta pescando seduto sulla riva del lago. Il sentiero qui, improvvisamente, svolta e inizia a salire decisamente, per poi - dopo un brevissimo tratto in piano - ridiscendere ripidamente. Porta in un punto in cui un ponte è stato spazzato via e si attraversa un piccolo torrente che si immette nel lago camminando sulle pietre. 
Non so perché, ma qui vado nel pallone e nonostante il sentiero segnalato salga allontanandosi dal lago, mi convinco che occorra seguire la riva in direzione del lago. Fortuna che arrivo nei pressi del pescatore, che mi conferma che il sentiero da seguire è quello segnalato, così ritorno sui miei passi, allontanandomi decisamente dal lago. 
Il sentiero taglia il versante della montagna in salita, attraverso alcuni tornanti e dopo un tratto piuttosto faticoso (che sinceramente non avevo preventivato, giunto ormai a questo punto del percorso), mi porta ad una discreta altitudine, su di un promontorio alle spalle del quale vedo le case del paesino di Caffarena. Potrei raggiungere le case di Caffarena e proseguire sull'asfalto fino ad Albora, ma sinceramente, ho fatto questa escursione per fare l'anello del lago...vorrò mica fermarmi prima di averlo completato?!
Così ridiscendo verso la riva del lago e dopo poco due cani mi vengono incontro, dietro di loro, la coppia che avevo incrociato questa mattina: dopo un po' di discussioni su "chi sia più avanti nel percorso" (io, è chiaro, sono quasi arrivato...ma il caldo gioca brutti scherzi) scambiamo due impressioni sul giro del lago e mi consigliano di fare l'escursione ai laghi del Gorzente, che loro hanno da poco percorso. Terrò sicuramente conto di questo suggerimento, e li saluto, augurando loro buon proseguimento.
Ora mi aspetta un bel pezzo di discesa, che percorro velocemente fino a rivedere, tra gli alberi, di nuovo l'acqua verde del lago. Inizio ad essere stanco, ormai siamo a metà pomeriggio e sinceramente pensavo di impiegare meno tempo per fare questo anello, così procedo spedito, fermandomi solo per guardare, incuriosito, un albero con il tronco a forma di palla, probabilmente una malattia.
Sto di nuovo camminando costeggiando il lago e lungo il percorso vedo un cartello e mi fermo a leggerlo. Si dice che poco distante da qui sorgeva Frinti, "il paese sommerso" di cui ho parlato in apertura di questa scheda. Il cartello ripercorre la storia della creazione del lago, ricordando come gli abitanti di Frinti abbiano dovuto trovare rifugio nei paesi dei dintorni, qualcuno anche a Genova e ricorda che, nei periodi di secca, i detriti delle case riemergono. Lancio un'occhiata curiosa alla superficie del lago, come se mi aspettassi di vedere comparire qualcosa, poi mi rimetto in cammino, affascinato dalla storia del paesino rimasto sotto all'acqua. Dopo aver superato un ennesimo ponticello in legno vedo il sentiero salire e, sullo sfondo, una capanna: sono arrivato ad Albora. Qui il sentiero entra tra le case del paese e chiedo a due anziane signore conferma della direzione per Bavastri, che raggiungo dopo altri venti minuti di strada asfaltata e dopo aver superato un altro ponte. L'ultimo tratto di strada, ormai devastante per i 15 e rotti km che ho alle spalle, è addolcito - per fortuna - da qualche bel panorama sul lago, che ora vedo dall'alto, mentre mi avvicino sempre di più a Bavastri. Arrivo dopo più di 5 ore di cammino, proprio mentre il mio navigatore segna lo scoccare dei 16 km dalla partenza. 
Sono stanco, ma la stanchezza più forte la avvertirò solo dopo, alla sera. Però ne è valsa la pena, il giro è stato piacevole, anche se la deviazione sul promontorio di Caffarena, verso la fine, ha rischiato di spezzarmi le gambe. Ma ho fatto anche questa, altro obiettivo raggiunto. Spero presto di poter accompagnare qualche amico in questa escursione, che solo per il fatto di avere il lago a due passi merita di essere fatta. Ma quel che è certo è che stasera il mio letto non me lo toglierà nessuno.....

Photogallery













































































































 

















 





 







 
 









 







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